L’ARTE DELLA FELICITA’

l'arte della felicità

Ieri ho visto un film …

Solo il titolo mi è sembrato un po’ stonato. L’avrei chiamato “il mestiere della felicità”. La felicità non è un’arte che presuppone un particolare talento. E’ un mestiere. Tutti possono impararlo, basta applicarsi. E’ alla portata di tutti. Occorre volerlo veramente.  Occorre volerla veramente la felicità. Il film ti fa volare con le ali di un gabbiano sopra una Napoli piena di tante cose, così tante che non è possibile pensare che non ci sia la felicità, nascosta da qualche parte, là in mezzo. Sono gli unici momenti di non-pioggia perché durante il viaggio la pioggia è sempre lì. Pioggia battente, ma anche purificatrice. Porta via il dolore, i pensieri di ciò che è stato e non potrà più essere, di un futuro che questi due fratelli non avranno più così, come lo avevano sognato.
Uniti, vasi comunicanti. Dove la felicità della  vita e (la morte) dell’uno, entrano nella vita dell’altro. Ho trovato questa immagine dei vasi comunicanti la sintesi dell’amore profondo tra due esseri umani.
Se faccio qualcosa per la mia felicità, non rendo felice solo me, ma anche la persona che mi ama. E viceversa.
Sergio e Alfredo sono fratelli. Oltre ad aver avuto il privilegio di crescere insieme, hanno un dono che condividono: la musica.
Quando Alfredo decide di partire per ritirarsi in un convento Buddista, Sergio si sente tradito. E’ come se Alfredo con la sua partenza gli avesse anche sottratto il piacere della musica. Ora Sergio si sente solo, solo  e confuso.  Non c’è più la musica a farlo volare.  Si rifugia dentro un taxi disordinato, pieno di mozziconi di sigaretta, foto, simboli buddisti; clienti che si sfogano con lui e poi lo lasciano più solo che mai. La vecchia radiolina spara la musica a tutto volume, ma sembra non bastare a lenire le sue ferite. Forse non la sente più la musica. Deve salutare  Alfredo, ma non ci riesce. Ha bisogno ancora di andare e andare per le vie di questa Napoli piena d’immondizia che la pioggia intride.  Prima di capire che il bello può celarsi anche proprio dentro l’immondizia. Come l’arte del giovane americano che crea statue moderne dai pezzi di vecchie macchine. Deve andare e andare. Dentro quel dolore muto che lo rende rabbioso e triste. Fino a perdonare il fratello e se stesso.
Solo allora potrà leggere la lettera dell’arrivederci di Alfredo e non sarà certo quell’incidente scontato che è la morte a separarli.

Se qualcuno volesse saperne di più:

http://www.tafter.it/2013/08/29/larte-della-felicita-il-film-animato-di-alessandro-rak/

http://www.artedellafelicita.com/index.php/home